Il Venerdì Santo di Romagnano è ritenuto un pregevole fenomeno di costume del patrimonio culturale del Novarese; un unicum di religiosità popolare che una comunità ha saputo conservare e perpetuare nel corso dei secoli.
Certo è che il Venerdì Santo ha origine il 17 aprile 1729, giorno di Pasqua, con la istituzione della Congregazione del Santo Enterro, per predisporre una celebrazione «per onorare la Passione di N.S. Gesù Cristo nella funzione del Venerdì Santo».
L’anno 1729 è ritenuto tuttavia il momento di riorganizzazione della «Trigenia», deformazione dialettale di tragedia, antica forma di rappresentazione scenica della Passione detta più propriamente «Tragedia del Cristo Morto», pratica che secondo la testimonianza del parroco don Ambrogio Ragni del 1663, era da tempo in atto con rappresentazioni sulla piazza principale del Borgo.
Lo stesso don Ragni, segnala infatti al vescovo che in talune circostanze «si usano i banchi della chiesa della Madonna del Popolo per commedie anco profane», quasi a testimoniare l’attuazione di forme teatrali, sacre o profane.
Per cui il 1729 rappresenta il momento di riordinamento di una tradizione antica, che probabilmente si ricollegava ai Misteri Medioevali, rappresentazioni sceniche di soggetto sacro, attuata dalla popolazione dell’epoca, con diffuso sentimento religioso.
La costituzione della Confraternita del Santo Enterro, nel 1729, ha per scopo d’istituire la processione drammatica del Venerdì Santo, che evidentemente si dovette effettuare per la prima volta nel successivo anno 1730, come asserisce l’importante informazione già citata da don Giacomo De Paulis:
«… La Confraternita, detta del Santo Enterro, venne istituita nel 1729 all’unico effetto di rendere solenne e distinta la funzione del Venerdì Santo. I confratelli vestono l’abito ossia sacco nero, ed intervengono unicamente alla processione del Venerdì Santo…».
E’ verosimile che la costituzione dell’Enterro romagnanese sia di origine spagnola dove si diffuse nel secolo XVII, affidato a confraternite laiche, senza clero ed in forma spiccatamente popolare.
Elementi che sottolineano modalità e sviluppi del Venerdì Santo romagnanese: nasce con il Santo Enterro, supportato dalla confraternita dell’Addolorata, con direzione di laici, non celebrato dal clero officiante ma al quale il clero presenzia.
In quell’epoca Romagnano era parte del Ducato di Milano, sotto dominazione spagnola con una guarnigione militare che vi risiedeva stabilmente: ciò spiega l’appellativo di «Santo Enterro», di origine casigliano che significa «Santa Sepoltura».
Senz’altro importanti furono altre situazioni presenti a Romagnano che probabilmente contribuirono ad ispirare l’istituzione del Venerdì Santo: la presenza sin dal secolo XI dei monaci dell’Abbazia benedettina di San Silvano; soprattutto, l’influenza dei frati Cappuccini, presenti nel borgo sin dal sec. XVI, che in quell’epoca si caratterizzavano per la pratica e la predicazione della Via Crucis.
I Cappuccini, dopo l’iniziale insediamento conventuale nei pressi della chiesa dedicata a Sant’Anna e San Rocco al Chioso, si trasferirono nel 1641 nel nuovo convento sul poggio del Montecucco, dove la confraternita della B.V. Addolorata fece edificare nel 1774, lungo la strada di accesso, sette «cappellette» dedicate alla Vergine Dolorosa.
In origine la «funzione del Venerdì Santo» si configurava con due processioni liturgico-drammatiche, come riferiscono le attestazioni storiche: la prima nella tarda mattinata, con il simulacro della B.V. Dolorosa; la seconda alla sera con il simulacro del Cristo Morto.
Accanto alle due processioni si attuarono le prime azioni drammatiche, forse ispirate dagli stessi Cappuccini nel gusto religioso dei tempi, che vennero ad esprimersi con il «Gioco della veste di Cristo» e con la «Dispüta», quest’ultima declamando momenti della Passione, su testo manoscritto e con titolazione dialettale ad attestarne l’autenticità prettamente locale.